SINTESI STORICA E CRONOLOGIA ESSENZIALE
LE SERVE DI DIO
TERESA, CECILIA E ANTONIA FAIOLI
Dal 1989 la piazza del Comune di Fiuggi è stata arricchita da un gruppo bronzeo in bella evidenza e da quattro formelle poste sulla facciata della chiesa dell’Immacolata (1); tali opere dello scultore Angelo Canevari ricordano tre sorelle ciociare che nel 1741, a seguito di una Missione popolare predicata dai sacerdoti Tommaso Struzzieri e Gaetano Giannini (2), presero l’iniziativa e «(…) in propria casa sotto la chiesa parrocchiale di S. Stefano (…) risolsero di far vita ritirata; il che risapendosi dalla terra, vi si congregavano colà il giorno altre figliole per farvi esercizi di devozione. Indi crescendo il fervore, si aprì come una scuola dalle ridette per ammaestrare le ragazze nelli rudimenti della nostra santa religione» (3). Così le fonti, chiare pur nella estrema sobrietà, raccontano gli inizi della loro “santa avventura” destinata a beneficiare le giovani concittadine prima di dilatarsi alle vicine contrade fino a varcare gli oceani.
A salire, dalla stessa piazza Trento e Trieste, inizia il “CORSO SORELLE FAIOLI” dedicato appunto alle tre Educatrici-Fondatrici che quasi esclusivamente in edifici prossimi a questa antica “Via Maggiore” di quel paese di circa mille abitanti che si chiamava Anticoli di Campagna, vissero la loro vita di consacrazione totale a Dio nel servizio umile di una essenziale formazione umana e religiosa che le fa inserire a pieno titolo tra le pioniere dell’istruzione femminile del ‘700, protagoniste - con le loro allieve - di una singolare scuola nata dal basso: la storia documenta, infatti, il loro sorprendente carisma educativo che le ha fatte spontaneamente ricercare e frequentare con proficua assiduità per vari anni, prima del giusto riconoscimento e sostegno dell’Autorità. Alcune di quelle allieve, poi, si sono trasformate in discepole nella Famiglia religiosa che le riconosce come Fondatrici.
Da due paesi della ciociaria, appollaiati su due cocuzzoli dei monti Ernici, divisi da una manciata di chilometri, prende avvio una storia nuova, storia diversa perché testimonianza di come la vita può essere spesa - pur nel rispetto dei doveri imposti dalla quotidianità - senza soggiacere al conformismo di una scontata mediocrità. Ognuno, infatti, ha il diritto di non rinunciare alla propria dignità e alle esigenze più profonde del proprio spirito... come hanno dimostrato Teresa, Cecilia e Antonia, in un’epoca in cui la vita della donna sembrava ancora predeterminata inesorabilmente da costumi e preconcetti codificati da sempre.
La storia di una famiglia che si trasferisce da Torre Cajetani nella seconda metà del XVII secolo, quella di nonno Felice (4), e che all’inizio del XVIII vede l’incontro e il matrimonio del quarto figlio, Francesco, con Marta Terrinoni, di Anticoli (5). Una storia comunissima, non priva di progetti più o meno costretti da necessità, con le inevitabili lacerazioni di chi deve abbandonare il proprio luogo di origine. Ma quelle contingenze si riveleranno provvidenziali... anche se molto più tardi: a partire da quel trasferimento geografico, si avvierà una storia che coinvolge tante altre persone, ancora oggi.
Teresa (nata l'11 dicembre 1715), Cecilia (nata il 28 febbraio 1719) e Antonia (6) (nata il 10 giugno 1723) che quando persero la mamma avevano rispettivamente 12, 8 e 4 anni (7), non si abbandonarono allo sconforto: esse seppero reagire e - attraverso le grandi risorse di quella vita cristiana che, se autenticamente vissuta, è sempre capace di apparecchiare la speranza - portarono frutti nel suscitare l’entusiasmo dei compaesani, l’approvazione di Vescovi, l’emulazione di altre giovani che ne assimileranno gli insegnamenti, o ne condivideranno la missione fino ad essere chiamate ad aprire scuole anche in altre diocesi.
Le avare notizie consegnateci dalla storia sull’infanzia delle Tre Sorelle non esonerano dal considerare l’importanza della loro maturazione, affrettata dall’episodio chiave: la morte di mamma Marta. Né si possono ignorare le basi ricevute nella vita in famiglia che l’avevano preceduto e che debbono aver favorito quella straordinaria assunzione di responsabilità. Ma neppure va trascurata la forza della loro singolare compattezza che, specialmente a partire da quella tragica esperienza, è divenuta palestra di solidarietà, di generosa condivisione, di positiva emulazione. Se pochi anni più tardi Teresa, Cecilia ed Antonia potranno rivelarsi capaci di accogliere altre ragazze che le stimavano, vuol dire che le loro personalità sane avevano superato la prova, cogliendo nella impegnativa quotidianità stimoli per una crescita umana e cristiana. Il prendere l’acqua al pozzo o alla fonte, il raccogliere la legna, l’accendere e non far spegnere il fuoco, il lavare i panni al fontanile, ecc., condizioni di vita comune a ogni donna del loro tempo, le hanno sistematicamente forgiate al sacrificio gioioso di chi sa che la vita promette un fine pieno di speranza di immortalità.
Neppure la morte del padre Francesco (8), giunta dopo la lunga carestia del 1740 durante la quale il popolo era stato costretto a cibarsi di erbe (9), impedirà alle Tre Sorelle di giungere nelle migliori disposizioni interiori alla missione popolare del giugno 1741 (10): essa, anzi, segnerà una svolta nella loro vita. ...E una svolta singolarissima: Teresa, Cecilia e Antonia si sentiranno chiamate contemporaneamente, e chiamate a una stessa scelta di dedizione totale a Dio in una medesima forma. Come nella migliore tradizione monastica, si ritireranno per dedicarsi sempre più intensamente alla vita interiore, all’unione con Dio che si raggiunge nella preghiera. E la Provvidenza non farà mancare loro un ambiente tutto religioso, proprio sotto la chiesa di S. Stefano, a poche decine di metri dalla loro casa natale.
Dunque, ritiratesi nella casa ereditata dallo zio Abate Giuseppe Antonio Rosa (11), per attendere francescanamente ad amare il Signore, furono presto seguite da altre ragazze che andavano a pregare con loro. Sentirono allora il dovere di istruirle meglio nella religione (catechismo e pratiche di pietà) e anche nei lavori propri del mondo femminile, per renderle buone cristiane, oneste cittadine e brave donne di casa. Ne nacque “come una scuola” (12), ovviamente diversa dalle attuali scuole ma originalissima perché nata da una richiesta spontanea delle allieve, attratte dalla luminosa esemplarità di quelle Tre Sorelle liberamente scelte come maestre di vita. Dopo sei anni di iniziativa privata - che dimostra la intelligente capacità organizzativa delle “maestre” e la volitiva costanza delle allieve - la casa delle Sorelle Faioli si trasformò progressivamente nel Conservatorio di Anticoli, ricevendo le convinte approvazioni delle Autorità religiose e civili.
Il vescovo di Anagni, Giovanni Antonio Bacchettoni (13), informato dall’Arciprete don Domenico Girolami (successivamente da lui nominato Direttore e promotore dell’Opera (14)) prima fece mettere il proprio stemma sulla porta delle Tre Sorelle, poi emise il Decreto di erezione (17 agosto 1747 (15)), quindi esaminò personalmente le giovani maestre e i primi regolamenti interni (16) (16 ottobre 1747, esame teorico; 17 marzo 1749, prova pratica con le allieve) (17), e infine – ottenuto il beneplacito di Benedetto XIV (18) - destinò alla nuova Opera alcuni beni che ne consolidassero l’autonomia economica; mezzi di sostentamento indispensabili, trattandosi di una scuola gratuita e che richiedeva complessi lavori di adattamento dei locali, reperiti a proprie spese tra la via Maggiore e via della Loggetta; con lo stesso Decreto (11 agosto 1749) il Vescovo annetteva al Conservatorio anche la chiesa di S. Domenico con i suoi beni (19).
Certamente non potevano passare inosservate ai paesani, e neppure alle popolazioni vicine, le tre serate di festeggiamenti (21) (con luci, tamburo, fuochi e spari) con i quali l’Arciprete di Anticoli - dal 7 al 9 luglio 1747 - dava ampia risonanza al riconoscimento del Vescovo che confermava ufficialmente l’umile scuola avviata dalle Tre Sorelle nella propria casa, e ne promuoveva gli sviluppi. Tanto più in quanto tale opera di promozione umana riguardava il mondo femminile - così assetato di presenze educative - che già aveva risposto con sorprendente entusiasmo e costanza.
Nella sera del Natale 1747 (20), una inusuale processione accompagnava le prime quattro maestre (le Tre Sorelle più Domenica Tardioli) e la loro prima allieva-discepola (la piccola Rosa Girolami di 8 anni), coronando i fervidi preparativi con i quali lo zelante don Girolami aveva offerto le sue capacità e la sua autorità per consolidare la fondazione ufficiale di quello che sarà conosciuto come il “Conservatorio di Anticoli”. Ma tale sistemazione fu possibile solo perché le protagoniste di quell’ingresso ufficiale nella Casa Madre avevano messo a disposizione i loro beni immobili ed altri oggetti di arredo, animali domestici, terreni ed altro. Né va trascurato che Teresa, Cecilia ed Antonia avevano già sostenuto il peso economico dei circa sei anni dell’attività da loro avviata.
Tale generosa donazione fu ufficializzata attraverso un atto stipulato dal notaio Stefano Bizzarri l’8 novembre 1749: Teresa, Cecilia e Antonia Faioli con due delle prime seguaci (Domenica Tardioli e la giovane vedova Palma Borghese), dichiararono di «aver risoluto per tutto il decorso della loro vita menare una vita celibe, e casta, e di servire Dio benedetto nella casa delle Maestre Pie… a beneficio comune specialmente per le zitelle (cioè le nubili) del Paese in loro educazione, ed insegnamento della dottrina cristiana, ed esercizio nell’altre opere di pietà…, per il qual fine da alcuni anni già dimorano nella detta casa, … e volendo ora far cosa grata al detto luogo pio, acciocché possa meglio stabilirsi» hanno determinato «di fare una donazione universale di tutti i loro beni a favore di detta Casa (…)» (21).
Nel frattempo, anche il Gran Contestabile Fabrizio Colonna aveva offerto il suo sostegno all’opera con ripetuti interventi per assicurarne il più proficuo sviluppo. In una lettera dell’8 ottobre 1748, scrive a Don Girolami: «[…] L’informazione alla Sacra Congregazione per il nuovo Conservatorio eretto è già corsa e dalla medesima se ne attende la lettera. Rispetto la clausura del vicoletto che si pretende pernicioso al nuovo Conservatorio stiamo attendendo che il nostro erario ce ne dia la sua informazione […]» (22). Particolarmente significativa, come testimonianza ‘laica’ sull’effettiva attività svolta e sull’indice di gradimento del Conservatorio, la relazione ufficiale di Marcello Ferraioli, governatore di Anticoli, che il 16 maggio 1750 scriveva: «[…] Del Conservatorio di fresco eretto in detta terra (di Anticoli) posso accertare che ridonda un bene notabilissimo tanto spirituale che temporale alle zitelle, anzi a tutte le donne del luogo, per il frutto dei buoni insegnamenti che apprendono dalle indefesse maestre di detto Conservatorio universalmente frequentato […] (23)». Dunque, al Governatore non sfuggiva neppure l’attività estesa a beneficiare anche le madri di famiglia attraverso una formazione permanente che - comunque la si voglia considerare - elevava anche le altre donne ad un impegno di formazione sistematica (24). Certo, tanta fecondità spirituale fu frutto di scelte radicali: francescanamente, Teresa, Cecilia e Antonia Faioli avevano rinunciato per sempre a tutti i loro beni e ad ogni altra pur legittima soddisfazione per servire solo Dio «per il cui compiacimento, e perfetto servizio, abbandonata la mondana vanità, ci siamo ben volentieri ritirate» ricorderà Antonia, con inalterato fervore, nel Capitolo del 1781 (25).
D’altra parte, chiunque voglia farsi una corretta idea circa la linea spirituale del Conservatorio di Anticoli non può tralasciare di considerare le Regole Prime: «La principale mira del Conservatorio e delle scuole dev’essere quella di vivere raccolto e trattar con Dio» perché «Le maestre le quali non hanno lo spirito di Dio servono piuttosto a distruggere le scuole che ad edificarle» (26). Né si può trascurare una verifica dei fecondi frutti di tali principi; la ricerca storica, infatti, ci consegna dati molto significativi: la stessa famiglia Colonna vi mandava a scuola figlie dei suoi funzionari, e da più parti, anche da Roma, direttori spirituali indirizzavano le giovani a “monacarsi” ad Anticoli; segno della ottima fama di cui ha goduto il Conservatorio prima e il Monastero poi. Inoltre, appena dopo la morte dell’ultima delle Tre Sorelle, le Maestre Pie di Anticoli vennero richieste da più vescovi: ce ne informa anche la Beata Caterina Troiani che tesse grandi elogi di due suore (Anna Vincenza Manaccioni e Serafina Affinati) (27) ‘esportate’ per aprire una scuola a Ferentino su insistente richiesta del vescovo Nicola Buschi (28). Anche la piccola Rosa Girolami, emblema delle educande trasformatesi in discepole, sarà donata come maestra a Guarcino e poi maestra e Vicaria ad Alatri: nel 1806 la troviamo nel Monastero di S. Chiara della Carità di Alatri, su richiesta del vescovo Della Casa (29).
Che la Comunità sua stata lungamente provata, lo provano gli interminabili contrasti patiti dal suo Direttore, a lungo assente prima di aver vinto la causa (30) contro i suoi accusatori sostenuti dal vescovo Monti (31), succeduto a Bacchettoni (32); poi nei diciotto anni di superiorato di Angelica Bertoni (33) - una giovane che era stata dimessa per il suo aperto dissenso dal Direttore – e che, rientrata dopo oltre dieci anni, venne imposta come “moderatrice” dal Monti (34), contrariato dall’esito della causa persa. Tale superiorato, proseguito sotto il vescovo Filipponi Tenderini (1766-1778) (35), si concludeva all’arrivo del vescovo Cirillo Antonini (1779) (36) con le dimissioni e la definitiva uscita della Bertoni. Complessivamente, dal trsferimento del vescovo Bacchettoni, trenta anni di difficoltà, povertà, immancabili umiliazioni, ardui discernimenti tra l’obbedienza alla superiora e l’obbedienza al Direttore…
Le virtù della prima Comunità furono esaminate con la massima attenzione e descritte autorevolemente. Così, in una relazione ufficiale del 22 agosto 1779 al Santo Uffizio (37), pochi giorni dopo la morte di Teresa lo stesso vescovo Antonini riportava il resoconto del Confessore straordinario da lui nominato per la Comunità del Conservatorio: «(…) in iscarico della sua conscenza deve dirmi e mi dice con giubilo di Paradiso, aver trovate tante Colombe e tante Spose di Gesù, ammaestrate nella strada del Signore con vigilanza la più accurata, con esattezza la più minuta (…) che di tutto cuore si sforzano ad amarlo a servirlo a glorificarlo, attendendo veramente con sommo impegno alla perfezione». Da parte sua, il vescovo aggiungeva, senza mezzi termini: «io stesso in occasione della visita pastorale pochi mesi dopo, fatta in quella Terra, indagai con ogni possibile e più scrupolosa maniera i loro geni, gli andamenti, i costumi e per le notizie che universalmente ne ebbi coerenti ai miei voti ne rimasi edificatissimo» (38).
Dunque, sostenute dal benemerito Arciprete Domenico Girolami - amico di S. Paolo della Croce (39), e che ne redigerà le Regole Prime nel 1780 (40) - le Faioli avevano dato vita a una fondazione autonoma, ma in sintonia con l’opera di promozione umana sviluppata già da decenni dalle “Maestre Pie” di S. Lucia Filippini e della B. Rosa Venerini, e dalle più vicine “Suore Cistercensi della Carità di Anagni” fondate dalla Serva di Dio Claudia De Angelis (41). Proprio delle Maestre-Pie portarono l’abito per quasi tutta la vita, fino alla vestizione (42) dell’abito religioso di S. Chiara da parte delle prime dieci (23 agosto 1781, quando Teresa aveva già concluso la sua missione) e alla successiva approvazione delle nuove Regole, scritte dal vescovo Cirillo Antonini (43). Era quella, dunque, la felice conclusione di una vita non certo priva di contrarietà e di sacrifici virilmente sopportati nel silenzio e con sempre rinnovato fervore.
Quale peso avrà avuto, nella perseveranza della Comunità, la presenza compatta di quelle Tre Sorelle capaci di conservarsi fedeli alla loro vocazione e missione? Una risposta sembra offrirla la stessa Comunità che - in una situazione che rischiava di mettere in cattiva luce il Conservatorio e di comprometterne il futuro dopo le dimissioni della “superiora imposta” davanti al nuovo vescovo Antonini - ha eletto all’unanimità proprio una delle Fondatrici, Antonia (44). Così, provvidenzialmente, lei si troverà a trattare con lui circa l’evoluzione del Conservatorio in famiglia religiosa francescana; lei stessa ha sollecitato e ricevuto l’adesione piena della sua Comunità a quel nuovo indirizzo. Il mutamento istituzionale si concluderà il 4 giugno 1786, quando il vescovo Antonini ammetterà le prime tredici a quel voto semplice con il quale le Maestre Pie sono divenute Religiose a tutti gli effetti (45). Un atto ufficiale a coronamento di una vita già vissuta in quel medesimo spirito di consacrazione totale.
L’ultimo periodo della vita delle Faioli, che coincide con il definitivo assestamento della Comunità, registra i ripetuti interventi di Antonia (ora Suor M. Geltrude) per promuovere l’assestamento legislativo (46) e quelli di Cecilia (ora Suor M. Teresa) per sollecitare il restauro della fatiscente chiesa di S. Domenico (47): segni di una presenza viva, di una autorità morale a loro riconosciuta dalla prima Comunità (non per caso, Antonia era stata eletta superiora all’unanimità nel momento più delicato (48), mentre Cecilia viene qualificata (Capitolo del 26 maggio 1788) come “una delle anziane di senno” (49)). Dunque, il silenzio che circonda le loro persone non può essere interpretato in senso negativo, ma piuttosto come indice delle virtù di personalità sane, capaci di parlare e di tacere, con il fascino di attrarre le loro coetanee, di educare le più giovani, con la fortezza di chi sa perseverare nelle difficoltà, con l’umiltà di chi sa indifferentemente governare o obbedire. Le varie versioni della “Breve Notizia dell’origine”, elaborate dalla Comunità per i suoi Libri ufficiali, si preoccupano di ribadire che le Sorelle Faioli sono state “le prime a muoversi” e il loro esempio, che “si riseppe”, risultando così di stimolo alle altre ragazze del paese, ospitate “in casa propria”. “Indi, crescendo il fervore, dalle ridette si aprì come una scuola”. Oltre cento anni dopo, la tradizione su tali inizi è confermata nei questionari per regolarizzare le scuole secondo le direttive dello Stato Italiano. ...E all’inizio del terzo millennio quella scuola dalle umili origini esiste ancora.
Circa le caratteristiche individuali delle tre sorelle, «esercitatesi in tutto il tempo della loro vita nelle virtù cristiane», note illuminanti sono ricavabili dal “Necrologio delle sorelle defunte” che così le caratterizza: Teresa (+ 14 luglio 1779) «in particolare nella carità del prossimo in servirlo nelli uffici umili e nel silenzio»; Cecilia (+ 13 dicembre 1789) «in particolare nella santa orazione e prudenza»; Antonia (+ 21 gennaio 1793) «tanto fervorosa e sollecita nel servizio di Dio esercitando tutte le virtù e in particolare era amante della santa purità, si’ nelle parole come nei fatti» (50). A queste sue figlie benemerite, forti e generose, il Comune di origine ha dedicato giustamente la Via Maggiore del Centro Storico, mentre la Famiglia religiosa che ne ha ereditato il carisma e la missione si è premurata di promuovere ricerche storiche che restituissero le nobili sembianze delle sue tre Madri.
La Congregazione delle Suore di S. Chiara è divenuta finalmente di Diritto Pontificio con il Decretum laudis di S. S. Pio XII nel 1957 (51). L’Istituto, successivamente, recuperava anche nel nome quel legame “dell’Immacolata” che testimonia la devozione mariana respirata dalle Fondatrici nella loro terra natale; tale stretto legame filiale aveva eminentemente caratterizzato le origini e tutta la storia della famiglia religiosa. Ne è emblema visibile la chiesa dedicata all’Immacolata che nell’ottocento ha sostituito quella dedicata a S. Domenico di Cocullo nel complesso della Casa Madre.
Oggi, le Suore Faioline hanno esteso le loro radici in quattro continenti. Nelle loro Case vive il carisma e la missione avviata dal seme della Parola di Dio seminato in tre terreni fecondi. Così, le Tre Madri della Congregazione continuano la loro Opera di promozione umana, ricevendo anche dai laici collaborazione e sostegno spirituale e materiale. Non di rado, gli ex alunni e alunne amano tornare ai luoghi della loro prima formazione per respirare ancora il clima di una religiosità semplice ed essenziale: un patrimonio da custodire.
L’Istituto, in considerazione della fama di santità delle Tre Sorelle, progressivamente sviluppatasi, ne ha chiesto l’avvio della Causa di Canonizzazione nel 1987 (52). La fase diocesana del Processo si è conclusa il 1° luglio 1990 ma le ricerche storiche continuano per documentare sempre meglio la vita, le virtù e la fama di santità delle tre Serve di Dio. I loro resti mortali, insieme a quelli delle prime consorelle, sono custoditi a Fiuggi nella chiesa dell’Immacolata (detta anche di S. Chiara, sulla piazza del Comune), meta di numerosi visitatori che si intrattengono in preghiera e amano lasciare invocazioni anche scritte o ringraziamenti per segnalare grazie ricevute.
Ogni Causa di beatificazione porta in sé un messaggio di esemplarità che costituisce il cosiddetto “interesse ecclesiale” della causa stessa. Quello delle tre cause sorelle di cui ci interessiamo, offre originali spunti per la speranza cristiana: la storia esemplare di Teresa, Cecilia e Antonia Faioli invita a guardare oltre le più drammatiche esperienze umane - quale quella di loro bambine poste improvvisamente di fronte alla morte di mamma Marta - per imparare a guardare il futuro senza scoraggiarsi mai. Nella loro storia si legge bene il principale contributo della religione cristiana: attraverso la morte e resurrezione del suo Signore, essa annuncia un futuro capace di valicare vittoriosamente quel limite inesorabile che sembrerebbe destinato a frustrare “ragionevolmente” qualsiasi tipo di impegno. Al tempo stesso, la fede offre stimoli allo specifico impegno cristiano nel tempo: quello della carità che va oltre i meri interessi egoistici per solidarizzare con chi non vede altre prospettive. No, nessun genere di contrarietà può frenare questa virtù, neppure nelle creature socialmente più deboli. Senza tante parole, ma con il loro esempio eloquentissimo, le Sorelle Faioli invitano anche le donne di oggi e le persone più umili ad aspirare alle cose più alte, senza complessi e senza paure, per dare alla vita la gioia della sua piena realizzazione.
Renato Riccioni
Postulatore
1. Cfr. Giampiero Raspa, La santa avventura delle sorelle Faioli, Roma 1989, p.150.
2. RASSC, Libro dell’Amministrazione, pp. 1-2 - Sulle missioni popolari tenute da don Tommaso Struzzieri anche in ciociaria, v. L. Ravasi, Il Servo di Dio Mons. Tommaso Struzzieri, Visitatore Apostolico in Corsica, Vescovo di Amelia e di Todi, Milano 1985 – Su don Gaetano Giannini, ivi, pp. 42-43-47.
3. RASSC, Libro dell’Amministrazione, pp. 1-2.
4. La notizia del trasferimento della famiglia di Felice Faiola (il cognome, che indica una faggeta, si trasformerà in Faioli durante la vita delle Tre Sorelle) tra il 1683 e il 1687 è legata al battesimo di Mattia ad Anticoli (Fiuggi, Archivio di S. Pietro Ap., Liber Baptizatorum 1630-1690, f. 106.
5. Il matrimonio di Francesco e Marta: Fiuggi, Arch. Chiesa S. Stefano, Liber status animarum 1703, f. 37 v.
6. Fiuggi, Archivio della Chiesa di San Pietro Apostolo, Liber baptizatorum 1712-1740, III, f. 19r; f. 32v, f. 51v.
7. Fiuggi, Archivio della Chiesa di San Pietro Apostolo, Liber mortuorum 1712-1740, f. 81.
8. Fiuggi, Archivio Chiesa di San Pietro Ap., Liber mortuorum 1740-1794, f. 4v-5r.
9. Memoriale 28 settembre 1740 del Governatore di Anticoli (ASR, BG, II, b. 205).
10. Il giovane don Domenico Girolami, nominato (19 gennaio 1740) Arciprete della Collegiata di S. Pietro dal Vescovo Giovanni Antonio Bacchettoni (Archivio Vescovile di Anagni, Beneficialia 1737-43, ff. 151-54) mostra presto il suo zelo intraprendente organizzando quella Missione popolare (RASSC, Libro dell’Amministrazione, pp. 1-2).
11. La notizia dell’eredità si ricava dal testamento dell’Abate Rosa (Guarcino, Sezione di Archivio di Stato di Anagni-Guarcino, Atti notarili, notaio Giovan Carlo de Sanctis, b. 6 vol. 6). Sulla parentela tra la famiglia Faioli e l’Abate Giuseppe Antonio Rosa v. G. Raspa, Le sorelle Faioli e le origini della Congregazione delle Suore dell'Immacolata di S. Chiara: gli interventi dei Vescovi anagnini, in Atti Convegno, Roma 1989, p. 226, n.3. Lo zio delle Faioli è morto il 24 novembre 1741 (Fiuggi, Archivio della chiesa di San Pietro Apostolo, Liber mortuorum 1740- 1794, f.7r).
12. RASSC, Libro dell’Amministrazione, pp. 1-2.
13. Giovanni Antonio Bacchettoni, nominato Vescovo di Anagni l’11 febbraio 1737 (ASV, Arch. Concist, Acta Camerarii 31, pp. 94-95)
14. Don Girolami deve essersi interessato solo gradualmente all’umile iniziativa delle Faioli. Ciò sembra avvalorato dalle sue dimissioni da Arciprete (in seguito a vari contrasti con altri del Clero) e più ancora dalla sua scelta di farsi Passionista (Subiaco, Biblioteca di S. Scolastica, Arch. Colonna, Anticoli III AB 1 e 2, Ispezioni legali, dal n. 1 al n. 14, 1 n. 8): tali decisioni avrebbero lasciato le giovani in un clima sfavorevole: infatti il vicario foraneo don De Sanctis - succeduto all’Abate Rosa come parroco di S. Stefano - era in causa contro Teresa come conseguenza della sua eredità. Dissuaso energicamente due volte dal vescovo Bacchettoni, finalmente don Girolami si dedicherà con costanza al Conservatorio fino alla morte, ed anche questo suo zelo sarà variamente interpretato.
15. RASSC, «busta Origine e decreti».
16. AAV, Visite pastorali, Bacchettoni (cfr. F. Caraffa, Visite pastorali nel Lazio meridionale dal Concilio di Trento al secolo XIX, in Archiva Ecclesiae, 22-3 (1979-1980), p. 246 n. XV).
17. AAV, Posizione Antonini.
18. Ibidem.
19. AAV, Acta Sacrae Visitationis Episcopi Filipponi 1761-1774, Episcopi Antonini 1778, Monti. Come emerge dal rescritto pontificio del 3 luglio 1749, Benedetto XIV rimise all’arbitrio del vescovo la questione della concessione al Conservatorio della chiesa di S. Domenico.
20. RASSC, Libro dell’Amministrazione, pp. 1-2.
21. Guarcino, Sezione di Archivio di Stato di Anagni-Guarcino, Atti notarili, notaio Stefano Rotondi (copie), b. 7 vol. 8.
22. RASSC, «busta corrispondenza con Casa Colonna».
23. ASR, BG, serie II, b. 205.
24. Tale attività formativa oltre le allieve, svolta nelle domeniche, resta documentata anche nelle Regole Prime scritte da don Girolami trent’anni dopo. (RASSC, Regole Girolami, c. 8, n.7).
25. RASSC, Libro dei Capitoli tenuti dalle Monache antiche (1779-1833), pp. 4-7.
26. RASSC, Regole Girolami, busta «Regole e Costituzioni», c. 8, n.1.
27. Le due, fondarono poi il Monastero di S. Chiara della Carità in Ferentino (Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria) di cui la Beata ha poi allargato le prospettive in chiave missionaria, al Cairo d’Egitto.
28. Beata Caterina Troiani, Cenni biografici di alcune persone vissute nel monastero di S. Chiara della carità in Ferentino e al Cairo d’Egitto (1803-1885), a cura di Sr. Maria Teresa Todaro, Assisi 1994, pp.18-19.
29. RASSC, busta «Origine e decreti».
30. ASV, SCVVR, Rel. XLIa, ff. 148-149.
31. Domenico Monti viene eletto vescovo di Anagni il 19 gennaio 1750 (ASV, Arch. Concist., Acta Camerarii 34, p.1).
32. Giovanni Antonio Bacchettoni viene trasferito alla sede episcopale di Loreto il 1 dicembre 1749 (ASV, Arch. Concist., Acta Camerarii 3, p.191).
33. Angelica Bertoni, rientrata dopo la morte del padre Michelangelo, firma come superiora i documenti amministrativi dal 1760 al 1779.
34. ASV, Sacrae Cong. Con. Positiones Die 14. Maij 1763 1045 I Arch Petren Sec.no.
35. Giovanni Battista Filipponi Tenderini fu eletto vescovo di Anagni il 14 aprile 1766 (v. ASV, Arch. Concist., Acta Camerarii 36, pp. 81-82).
36. Cirillo Antonini fu eletto vescovo di Anagni il 28 settembre 1778 (G. Cappelletti, Le chiese d’Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni,VI, Venezia 1847, p.366).
37. ASV, M. Posiz. Arch. Segreto 1772-1781.
38. Si riferisce alla sua prima Visita Pastorale ad Anticoli, avvenuta il 23 aprile 1779.
39. L’amicizia tra S. Paolo della Croce e don Domenico Girolami è testimoniata dalla lettera del santo all’arciprete il 26 gennaio 1746 per invitarlo alla perseveranza nella preghiera e alla prudenza nella gestione del Conservatorio (cfr. Lettere scelte di S. Paolo della Croce a cura di p. Amedeo della Madre del Buon Pastore, II, Roma 1924, pp. 647-649, n.886)
40. RASSC, b. «Regole e Costituzioni».
41. L’attività delle Maestre Pie, sostenuta dal card. M. A. Barbarigo, fu iniziata a Viterbo, il 29 agosto 1685, da Rosa Venerini in San Giovanni in Zoccoli e, dal 1692 al 1732, in Santa Chiara di Montefiascone da Lucia Filippini. Suor Claudia De Angelis avviò le sue opere educative a Roma (1709), a Segni (1712), ad Anagni (1713). Lì Teresa Faioli e Domenica Tardioli, “le due superiore” dei primi anni della fondazione anticolana, hanno soggiornato per alcuni mesi di formazione (gennaio-maggio 1748). Nel secolo successivo si affermerà S. Maria de Mattias (1805-1866) ad Acuto con le Adoratrici del Preziosissimo Sangue, legate a S. Gaspare del Bufalo.
42. «Regole delle Religiose di S. Chiara del Conservatorio di Anticoli date loro dall’Illustrissimo e Reverendissimo vescovo di Anagni Cirillo Antonini, in Roma 1786. Per Giovanni Battista Cannetti all’Arco della Ciambella.», p. 3.
43. RASSC, Libro dei Capitoli tenuti dalle monache antiche (1779-1833), pp. 4-7.
44. Antonia Faioli (Suor Gertrude) fu eletta Superiora nel capitolo del 6 marzo 1779. (RASSC, Libro dei Capitoli tenuti dalle monache antiche [1779-1833], p. 1).
45. Nella premessa alle sue Regole (p. 4), Antonini racconta:«...e finalmente nell’anno corrente 1786, nel giorno solenne della Pentecoste (4 giugno) parimente col previo nostro discorso nella medesima Collegiata veniste da noi consolate ne’ vostri giusti desiderj con essere ammesse al voto semplice di castità, e di permanenza nel medesimo Istituto;...»
46. G. Raspa, o.c., p.116.
47. RASSC, Libro dei Capitoli tenuti dalle monache antiche (1779-1833), p.4.
48. ASV, M.M. Posiz Arch. Segreto 1772-1781.
49. RASSC, Libro dei Capitoli tenuti dalle monache antiche (1779-1833), pp. 48-49.
50. RASSC, Libro delle monache morte [1774-1958], pp.1-2.
51. Il Decretum laudis comunicato dalla S. Congregazione dei Religiosi porta la data del 5 marzo 1957.
52. Il Processo di beatificazione delle Serve di Dio Teresa, Cecilia e Antonia Faioli è stato proposto da S. E. Mons. Luigi Belloli, vescovo di Anagni-Alatri e aperto con il nulla osta della Congregazione per le Cause dei Santi (Prot. 1548-1/987) del febbraio 1987.
Legenda
ASV = Archivio Segreto Vaticano
ASR = Roma, Archivio di Stato
BG = Buon Governo
AAV = Anagni Archivio Vescovile
RASSC = Roma, Archivio Suore dell’Immacolata di S. Chiara
Cronologia essenziale della vita delle Serve di Dio Teresa, Cecilia e Antonia Faioli
1709 Matrimonio tra Francesco Faioli e Marta Terrinoni
11 dicembre 1715 Nascita e Battesimo di Teresa
28 febbraio 1719 Nascita e Battesimo di (Benedetta) Cecilia
19 giugno 1721 Cresima di Teresa Faiola
10 giugno 1723 Nascita e Battesimo di (Margherita) Antonia
22 ottobre 1727 Morte di mamma Marta
15 giugno 1728 Cresima di Cecilia ed Antonia Faioli
5 dicembre 1728 Nasce Domenica Tardiola
Settembre 1736 Domenico Girolami ordinato Sacerdote
1737 Dopo la morte dei vescovi Rubini e Bassi, viene nominato vescovo di Anagni l’umbro Giovanni Antonio Bacchettoni
19 gennaio 1740 Don Girolami nominato arciprete di Anticoli
17 agosto 1740 Eletto Papa Prospero Lambertini, Benedetto XIV
13 novembre 1740 Morte di Francesco Faioli, il padre
Giugno 1741 Missione popolare ad Anticoli
1741 Teresa, Cecilia e Antonia “si ritirano in casa”: vocazione
24 novembre 1741 Muore don Giuseppe Antonio Rosa nominando sua erede la nipote Teresa Faioli
1741-1746 Le ragazze di Anticoli frequentano le Tre Sorelle: in casa Rosa nasce “come una scuola”
29 luglio 1746 Muore Arcangelo Faioli, fratello e ultimo familiare
7 luglio 1747 Il vescovo Bacchettoni fa porre il suo stemma sulla porta della scuola delle Faioli
17 agosto 1747 Decreto di erezione canonica del Conservatorio
16 ottobre 1747 Visita di Mons. Bacchettoni al Conservatorio
25 dicembre 1747 Avvio ufficiale del Conservatorio di Anticoli
7 gennaio-3 maggio 1748 Teresa Faioli e Domenica Tardioli per formazione presso le Suore Cistercensi della Carità di Anagni
24 giugno 1748 Benedetto XIV assegna al Conservatorio i Beni dello Spedale e della Chiesa di S. Domenico
17 marzo 1749 Nuova visita Bacchettoni: don Girolami nominato promotore e direttore del Conservatorio
8 novembre 1749 Domenica Tardioli, Teresa, Cecilia e Antonia Faioli, Palma Borghese donano i loro beni al Conservatorio
1 dicembre 1749 Trasferimento di Mons. Bacchettoni a Loreto
3-10 agosto 1750 Visita di Mons. Monti al Conservatorio, senza problemi per le Maestre-Pie
2 dicembre 1751-22 gennaio 1753 Processo a don Girolami
che si appella a Roma. Innocente, rientra dopo lunga assenza
2 luglio 1753 Rilievi alle Maestre-Pie nella seconda visita Monti
15 dicembre 1753 Nella Relazione triennale alla S. Sede, il vescovo Monti si lamenta...
3 maggio 1758 Muore Benedetto XIV, sarà papa Clemente XIII
Giugno 1759 Angelica Bertoni rientra in Conservatorio e, dopo pochi mesi, viene nominata superiora dal vescovo Monti
7 febbraio 1763 Il vescovo Monti paga il velo da Maestre-Pie
14 aprile 1766 Il vescovo Monti trasferito a Urbino, dopo le dimissioni. Arriverà G.B. Filipponi Tenderini
8 dicembre 1772 Crolla il santuario della Madonna della Stella
8 marzo 1775 Muore la vedova Palma Borghese
11 settembre 1778 Dimissioni del vescovo Filipponi Tenderini,
verrà nominato Cirillo Antonini, già vicario a Ferrara
Febbraio 1779 Angelica Bertoni si dimette da superiora
6 marzo 1779 Antonia Faioli eletta superiora della Comunità
23 aprile 1779 Prima visita di Mons. Antonini al Conservatorio
14 luglio 1779 Muore Teresa Faioli
19 luglio 1779 Don Girolami, sospeso dal S. Offizio, viene difeso dal vescovo Antonini e poi reintegrato
1780 Don Girolami redige le Prime Regole
1 marzo 1781 Supplica delle maestre Pie per il pacifico possesso dei beni dell’Ospedale
23 agosto 1781 Vestizione religiosa delle prime 10 suore del Monastero di S. Chiara ad Anticoli
1 novembre 1781 Mons. Antonini approva le nuove Regole
8 novembre 1781 Le Maestre Pie, riunite in Capitolo, accettano formalmente le Regole Antonini
27 giugno 1785 Regole Antonini in forma definitiva, accettate
6 agosto 1785 Muore don Girolami
4 giugno 1786 Prima professione semplice da parte di 13 suore del Conservatorio: un voto che riassume i consigli evangelici
29 gennaio 1789 Muore il vescovo Cirillo Antonini, verrà Devoti
13 dicembre 1789 Muore Cecilia Faioli
21 gennaio 1793 Muore Antonia Faioli
IMMAGINI
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